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La salvaguardia del “bene comune”

SAF – Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario

L’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario è un organismo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, nato nel 2007 dalla fusione dell’Istituto Centrale per la Patologia del Libro (fondato nel 1938 da Alfonso Gallo) con il Centro di fotoriproduzione legatoria e restauro degli Archivi di Stato (istituito nel 1963).

Il nuovo ordinamento affida all’ICRCPAL le attività di restauro, conservazione, ricerca e consulenza sia nell’ambito della tutela dei beni archivistici sia di quelli librari. Fra le missioni istituzionali ha particolare rilievo la formazione per la conservazione dei beni archivistici e librari, attraverso iniziative e progetti condotti in collaborazione con le principali istituzioni nazionali e internazionali, l’organizzazione e la promozione di convegni, stage e seminari, la produzione di strumenti idonei alla disseminazione dell’informazione. In tale contesto emerge la necessità di mettere a fuoco criticamente «i limiti entro i quali va intesa la conservazione, sia come salvaguardia e prevenzione, sia come intervento di restauro propriamente detto» (Ministero della Pubblica Istruzione, Carta del restauro 1972).
È cresciuta inoltre l’esigenza di delineare processi di elaborazione culturale di altro tipo, in cui le emozioni, le visioni del mondo, le percezioni del contesto, promuovano un rapporto con il passato in grado di spalancare le appartenenze, rivedendone i confini. Questa esigenza appare oggi particolarmente importante laddove i “beni culturali” continuano a iscriversi sempre più diffusamente nella categoria di “beni comuni”, intesi non solo come beni di proprietà pubblica, ma anche come beni di proprietà privata pubblicamente fruibili. Ciò vale per i reperti archeologici, per le opere di architettura, per le opere d’arte esposte nei musei, per le testimonianze della cultura materiale, per le biblioteche, per gli archivi storici etc., toccando un ambito molto vasto di discipline che va dall’architettura all’antropologia, dall’archeologia all’arte figurativa, dalla bibliografia all’archivistica.

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Ci sono ancora molte zone franche nella conservazione e sempre più si sente l’esigenza di capire le ragioni altrui ascoltando tutte le voci degli specialisti, non sempre presenti nella letteratura tecnica di settore. L’occasione dell’avvio della Scuola di Alta Formazione per Restauratori è preziosa sia per disporre di una crescita professionale “di eccellenza” orientata anche ai “nuovi” supporti, sia per ottimizzare le attività di formazione una volta definiti gli “oggetti”, i complessi, le collezioni e i manufatti da salvaguardare e da sottoporre a interventi di restauro. È proprio sul campo delle strategie “collaborative” che le istituzioni deputate alla conservazione, in primis l’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio, devono cooperare dimostrando di sapersi confrontare sui problemi, adottando pratiche comuni, promuovendo linee guida e protocolli di intervento.
L’apertura di spazi di conoscenza del patrimonio, di scambio di esperienze, di dibattito sui contenuti delle collezioni; il coinvolgimento, in qualità di agenti di promozione e di sviluppo culturale, di specialisti sempre più differenziati nelle politiche istituzionali; la rimozione degli steccati ideologici a favore di ottiche interdisciplinari, sono alcuni degli strumenti attraverso cui il patrimonio può essere reso fruibile e condivisibile, conservato e valorizzato. In questo senso le istituzioni conservative divengono luogo di aggregazione in grado di riflettere sulla diversità culturale, sui processi di elaborazione di norme tecnico-giuridiche, sul ruolo della memoria, sulle pratiche di ripristino, salvaguardia e tutela. Negli ultimi anni, in coincidenza con la nascita della Scuola di Alta Formazione per Restauratori (2010), l’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario ha dato vita ad alcuni importanti progetti multidisciplinari, volti a creare esperienze di lavoro e formazione teorico-pratica per gli allievi.

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Tra questi, particolarmente significativi sono i “cantieri” che i vari Laboratori hanno condotto per la conservazione dei beni archivistici e librari, al servizio di istituti italiani, sia del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali sia di altre amministrazioni. I beni librari e archivistici, straordinari prodotti dell’attività tecnologica e intellettuale dell’uomo per molti secoli, presentano numerosi problemi dal punto di vista conservativo. La loro natura, che potremmo definire polimaterica, pone dei vincoli non sempre facilmente conciliabili con le possibilità di un adeguato condizionamento. In effetti, come si sa, le difficoltà di risoluzione dei problemi nella conservazione di manufatti complessi sono tanto più articolate quanto più è stata eterogenea la tecnologia e la quantità di materiali che hanno concorso alla loro confezione; nel nostro caso, carta, cartone, pergamena, ceralacca, inchiostri, colle, metalli, legno, elementi tessili, solo per citarne alcuni. Il traguardo del terzo anno accademico, appena concluso, segna il progresso della nostra istituzione, dal 1938 nata come Centro di eccellenza e di ricerca. È certo che alla formazione sistematica dei conservatori-restauratori di beni librari e archivistici l’Istituto di oggi deve provvedere con una offerta didattica del tutto unica, che coinvolga tutti i suoi laboratori e impegni in modo totale e coinvolgente sia il corpo docente sia i discenti. La concorrenza di molteplici fattori, la specifica professionalità degli insegnanti, la tradizione e l’esperienza riconosciuta a livello internazionale, il metodo interdisciplinare, la presenza dei laboratori e il rapporto organico con gli archivi e le biblioteche, il riconoscimento giuridico della professione rappresentano i punti forti di questa esperienza. Il traguardo che oggi raggiungiamo è frutto di una cooperazione solida e proficua sostenuta con entusiasmo e decisione da tutto il personale coinvolto, sia all’interno dell’Istituto che nell’amministrazione e nelle altre istituzioni collegate. Uniti e determinati per fare sempre più di questa Scuola un riferimento importante nella realtà formativa del nostro Ministero e del nostro Paese.

Anno di fondazione: 2007
Direttore: Maria Cristina Misiti
Corso di studi: 5 anni
Iscritti 2013/2014: 50
Primi diplomati nuovo ordinamento nel 2015
Via Milano 76, Roma
Tel. (+39) 06 482911
www.icpal.beniculturali.it

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Maria Cristina Misiti

Direttore

SAF – Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario

Via Milano 76
Roma