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Quando l’Italia fa scuola nel mondo

SAF – Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro

La Scuola di Alta Formazione e Studio dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro è una delle tre Scuole per l’insegnamento del restauro del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, la prima in Italia ad avere ottenuto l’accreditamento per lo svolgimento dei nuovi corsi di studio di durata quinquennale per il conseguimento del diploma di laurea abilitante per l’esercizio della professione di restauratore di beni culturali equiparato alla laurea magistrale.

L’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro, oggi diretto da Gisella Capponi, nasce nel 1939 con la denominazione di Istituto Centrale del Restauro, su progetto di Giulio Carlo Argan e Cesare Brandi, per rispondere all’esigenza di impostare l’attività di restauro su basi scientifiche e di unificare le metodologie di intervento sulle opere d’arte e i reperti archeologici. L’insegnamento del restauro era stato fissato fin dalla fondazione dell’Istituto come uno degli scopi principali da perseguire. Creare una nuova figura professionale di restauratore “scientifico”, svincolata dalla tradizionale formazione nelle botteghe artigiane o presso gli istituti di istruzione artistica, era uno dei principali obiettivi di Argan e Brandi.

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La creazione dell’Istituto segna infatti profondamente la storia culturale italiana e sancisce concretamente il passaggio a una concezione moderna della conservazione e del restauro che dall’Italia si è successivamente affermata in tutta Europa e nel mondo. Il concetto fondamentale è stato impostare il restauro su una base di conoscenze storico-critiche e tecnico-scientifiche relative all’opera d’arte inserita nel suo contesto ambientale. La teoria posta alla base di tale concetto è stata elaborata da Cesare Brandi nel famoso contributo Teoria del restauro, pubblicato nel 1963. Da allora la metodologia applicata dall’Istituto si è basata sulla interdisciplinarietà delle scienze applicate alla conservazione e al restauro, su una sistematica ricerca delle cause chimiche, fisiche e biologiche del degrado e sull’aggiornamento tecnologico dei prodotti e dei materiali utilizzati negli interventi, unendo tradizione e sperimentazione. Negli ultimi sessant’anni l’evoluzione della professione del restauratore da empirica artigianale a tecnico-scientifica è stata segnata dal progressivo innalzamento del livello di scolarità necessario per l’accesso alla professione con un allungamento della durata dei percorsi formativi. Se fino ai primi anni novanta per accedere ai corsi triennali della Scuola dell’ICR era sufficiente il diploma di scuola media inferiore, dal 1997 per l’accesso alle Scuole statali del MIBAC era richiesto il diploma di scuola superiore e la durata dei corsi si innalzava a quattro anni. Ma è dal 2009 che, a seguito di una lunga stagione di studi e dibattiti a livello nazionale e internazionale, viene stabilito quale debba essere il percorso formativo che caratterizza il profilo professionale del restauratore, che oggi si fonda su un preciso quadro di riferimento normativo valido sia per gli istituti statali sia per le Università, le Accademie e gli altri enti di formazione pubblici e privati accreditati sulla base della normativa.

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L’insegnamento del restauro è quindi stato individuato in modo univoco in un percorso formativo di cinque anni di studio a ciclo unico di livello universitario al fine di garantire i criteri e i livelli di qualità indispensabili per una professione altamente specializzata basata sulla stretta interdipendenza tra conoscenze teoricometodologiche di carattere scientifico e storico ed elevate capacità tecnico-pratiche. Oggi la Scuola di Alta Formazione dell’ISCR, in piena continuità con le esperienze di formazione svolte dall’Istituto Centrale per il Restauro in oltre sessant’anni di storia, prevede tre percorsi formativi professionalizzanti di cinque anni articolati in 300 crediti formativi previsti dalla classe di laurea magistrale (Conservazione e Restauro dei Beni Culturali), di cui 90 dedicati all’attività pratica di restauro. I corsi sono aperti a un numero programmato di studenti selezionati sulla base di prove di accesso di tipo pratico-attitudinale e teorico. Il numero dei posti messi a concorso è stabilito anno per anno e viene pubblicato con un bando pubblico in modo da garantire un rapporto tra studenti e docenti-restauratori nelle attività pratiche di 5:1. I corsi dell’ISCR offrono infatti un alto grado di eccellenza sia nella componente teorica che nella pratica, che prevede un elevato monte ore nei laboratori di restauro a diretto contatto con opere d’arte, anche di alto valore storico-artistico, svolta in modo continuato fin dal primo anno. Ogni percorso professionalizzante prevede più tipologie di manufatti, affini tra loro per materiali costitutivi, al fine di permettere allo studente, nei cinque anni di studio, una acquisizione omogenea e consapevole delle diverse problematiche conservative per lo specifico ambito scelto. La didattica è articolata in lezioni, laboratori, analisi e sviluppo applicativo di casi di studio, svolti nei dodici laboratori di restauro e nei cinque laboratori scientifici dell’ISCR. Alla riflessione generale di tipo critico si affianca una formazione tecnica, con un elevato numero di attività nei laboratori di restauro e cantieri didattici estivi, vere e proprie summer schools in cui gli allievi restauratori hanno l’opportunità di confrontarsi con complessi interventi di conservazione e restauro sia outdoor che indoor. L’approfondimento delle conoscenze curriculari è inoltre costantemente stimolato dalle numerose opportunità di partecipazione a eventi culturali, scientifici e a concrete esperienze di ricerca, per mezzo sia di proposte formative a carattere seminariale sia del concreto coinvolgimento degli studenti in specifici progetti dell’Istituto in Italia e all’estero.

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La formazione dei restauratori costituisce infatti una delle più importanti finalità perseguite dalla Scuola di Alta Formazione dell’ISCR anche all’estero, dove è proprio l’aspetto della formazione a costituire un filo che lega e connota molte delle attività svolte dall’Istituto in contesti diversi, come la Cina, l’Egitto, l’Iraq, l’India, l’Afghanistan, la Giordania, la Serbia e la Libia, in collaborazione con le principali Istituzioni nazionali e internazionali del settore. Assunta nella sua dimensione interdisciplinare e multiculturale, la formazione dei restauratori diventa così terreno di incontro e scambio tra culture, assumendo una connotazione sociale e contribuendo alla crescita di un patrimonio collettivo di conoscenze condivise, valore aggiunto per una nuova crescita occupazionale ed economica, ma soprattutto per una solida convivenza civile.

Anno di fondazione: 1939
Direttore: Donatella Cavezzali
Corso di studi: 5 anni
Iscritti 2013/2014: 62
Primi diplomati nuovo ordinamento nel 2015
Via di San Michele 23, Roma
Tel. (+39) 06 67236345
www.iscr.beniculturali.it

Donatella Cavezzali

Direttore

SAF – Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro

Via di San Michele 23
Roma